Il Codacons: nei bar del dopo-Covid il caffè è rincarato. L’istituto dell’espresso: una critica ideologica. Ma forse la querelle può sollevare una questione fatidica 

Ha l’aroma del caffè una delle prime polemicucce della Fase Due (o Tre?), scatenata dall’aumento (vero o presunto che sia) che molti baristi parrebbero avere applicato alla tazzina dell’espresso alla riapertura del 18 maggio. Una speculazione? Una giusta retribuzione? Una guerra tra poveri?

Prima di tutto i fatti. L’allarme è stato lanciato dal Codacons, una delle più battagliere associazioni per la difesa dei consumatori, che martedì 19, all’indomani della riapertura “sterilizzata” di bar e ristoranti, ha fatto i conti in tasca a esercenti e commercianti. Scoprendo che, sulla base delle segnalazioni ricevute dai cittadini di diverse città italiane. “In testa alla classifica – scrive il Codacons in una nota – ci sono i bar, con molti esercenti che hanno ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino: ad esempio a Milano la classica tazzina consumata al bancone arriva a costare fino a 2 euro. A Firenze alcuni locali hanno portato il costo dell’espresso a 1,70 euro, mentre a Roma si arriva a pagare 1,50 euro, contro 1,20 euro di Genova”. “E’ un vero e proprio scandalo – si lamenta Carlo Rienzi, presidente nazionale del Codacons – che commercianti ed esercenti scarichino i mancati guadagni e i maggiori costi legati al coronavirus sui consumatori finali”. Poi la minaccia: “Siamo pronti a denunciare il Procura qualsiasi speculazione sui prezzi a danno dei cittadini”. E a Vicenza il Codacons lamenta un vero e proprio “cartello” tra i baristi locali “che ha portato – scrive l’associazione – oltre 50 esercenti locali ad aumentare i prezzi di caffè e cappuccino, è a tutti gli effetti un accordo anti-concorrenza che finisce ora al vaglio dell’Antitrust”. Il prezzo del caffè sarebbe stato portato a 1,30 e quello del cappuccino a 1,80.

Una critica pretestuosa, secondo l’Istituto Espresso Italiano, che ha il sapore di una presa di posizione ideologica, che non tiene conto dei fattori che ricadono sul prezzo del caffè al bar. “Rienzi, prima di dire se il caffè è troppo caro – spiega Luigi Morello, presidente dell’Iei – dovrebbe informarsi sull’origine del prodotto e sulle condizioni di servizio visto che in Italia il caffè al banco è storicamente tra i più economici d’Europa e il margine sulla tazzina in questi anni si è notevolmente ridotto: parlare di rincari in modo generico è pura demagogia”. Secondo l’Iei la tazzina costa tra i 2,36 e i 3,00 euro nell’Europa del Nord, tra 1,75 e 1,90 in Austria e Germania, 1,60 in Francia, 1,39 in Spagna, 1,50 in Polonia e Russia, 1,30 in Grecia e Romania. “Il problema essenziale – prosegue Morello – è che con un prezzo che garantisce margini adeguati blocchiamo anche lo sviluppo del settore. Essenzialmente il barista non ha risorse da investire per innovare la propria attività, per formare se stesso e i collaboratori, per fornire un servizio ancora migliore al cliente”. E tra l’altro un sondaggio condotto dall’agenzia internazionale YouGov per conto dell’Iei qualche settimana fa ha evidenziato che gli Italiani sono disposti a pagare un po’ di più la tazzina per premiare i baristi che investiranno in qualità e applicheranno con zelo le norme di sicurezza.

Una polemica, concludiamo noi, che evidenzia in maniera plastica la doppia e divergente visione che si ha nel nostro Paese della bevanda per cui siamo maestri (o lo eravamo?) nel mondo. Da un lato la tazzina è vista come una commodity, un bene base, un’abitudine socio-culturale, insomma un pane liquido il cui prezzo deve essere calmierato a tutti i costi. Dall’altro c’è chi cerca di spingere il caffè fuori dal ghetto dell’euro tondo, che svilisce la qualità, e riconosce la nera bevanda come un qualsiasi altro prodotto gourmet, che più paghi e più qualità hai. Magari questa polemicuccia bottegaia potrebbe servire a rilanciare un tema fatidico per il futuro del caffè italiano.

Andrea Cuomo

Giornalista

Inviato del Giornale e collaboratore di diversi periodici nel settore wine&food

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