Viaggio nella Grande Mela, dove tutti girano con un bicchierone di caffè in mano. E dove si può scegliere tra un espresso a Little Italy (sicuri che valga la pena?) oppure degustare uno specialty quasi ovunque. Da SoHo al Village, da Midtown a Williamsburg

Malgrado la geografia urbana e antropica del mondo sia molto cambiata negli ultimi decenni, New York resta pur sempre l’ombelico del mondo. Tutto quello che fa muovere ed emozionare il pianeta qui c’è, e se non è stato creato in questa metropoli, certamente vi trova una declinazione originale e necessaria.

Già, ma il caffè? Una città che non dorme mai dovrebbe farne un grande consumo. E in effetti è così: le strade dei cinque boroughs (Manhattan, Brooklyn, Queens, The Bronx, Staten Island) sono sempre affollate di gente con un bicchierone di cartone in mano e dentro la droga liquida socialmente accettabile. Il caffè segue lo Zeitgeist locale, trovando interpretazioni differenti nei vari quartieri e nelle varie comunità. Per noi italiani in giro per New York il dilemma è fondamentalmente il solito: andare a caccia di un espresso all’italiana oppure surfare sulla terza o la quarta onda del caffè, cercando un luogo che sposi la filosofia specialty, proponendo caffè da materie prime di qualità elevata, solitamente Arabica monorigine, e con estrazioni differenti da quella della tazzina?

Chi non può proprio fare a meno dell’espresso tricolore troverà molti bar e ristoranti con macchine italiane pronti a soddisfare la voglia di “caffè medicinale” con risultati spesso non lontani dal gusto italico per una tazzina bruciacchiata e sovraestratta. Ma andrà a colpo sicuro passeggiando nel quartiere di Little Italy, sempre più stretto tra SoHo e la Chinatown che l’ha quasi cannibalizzato. Oppure spostandosi nel vicino e bellissimo Greenwich Village potrà fare una capatina nel bar italiano per eccellenza della Grande Mela, il Reggio a MacDougal Street, che conserva ancora nell’angolo di uno dei saloni un vecchio esemplare di macchina per l’espresso dei primi progettati da Angelo Moriondo, di quelli che se non eri un fuochista rischiavi la vita a usarli…

Ma perché fare i “paisà” e cercare una tazzulella quando New York vive una vivacissima scena specialty? Molti i locali interessanti, alcuni con varie location in tutta la città. Come Everyman Espresso (everymanespress.com) che ha tre locali in Park Slope a Brooklyn, in 301 West Broadway a SoHo e in 136 East 13th Street nell’East Village, quello che abbiamo visitato noi. Votato come migliore coffee shop degli Stati Uniti dal Daily Mail è un luogo che punta su poche monorigini di qualità (nella nostra visita c’erano in carta un Urcunina colombiano, un decaffeinato dal Guatemala, un Baroida da Papua Nuova Guinea e un Muda etiope proposto freddo) proposti per lo più in versione espresso (al costo di 3,75 dollari), ma anche su un’atmosfera calda e conviviale che invita all’abbraccio.

Altro grande classico Felix Roasting Company (felixroastingco.com), unico locale al 450 di Park Avenue South. Un luogo dove la ricerca della qualità della materia prima va a braccetto con l’atmosfera sofisticata e il design. Il locale infatti si stacca dall’estetica hipster e shabby chic delle normali caffetterie specialty scegliendo un décor primi del Novecento, fatto di poltroncine, applique, carta da parati e velluti verde scuro che creano un’atmosfera decadente e affascinante. Abbiamo degustato per 3,50 dollari un elegantissimo espresso realizzato con Aricha Natural proveniente da Yirgachefe, in Etiopia.

Un’altra catena di roastery è Blue Bottle (bluebottlecoffee.com), una compagnia fondata nel 2002 da un musicista annoiato (e “coffee lunatic”), W. James Freeman, a Oakland, vicino a San Francisco. Malgrado sia ora stata in parte acquisita dalla Nestlè conserva la filosofia originaria: caffè di alta qualità venduto al massimo 48 ore dopo la tostatura per consentire al consumatore di godere al massimo del suo patrimonio aromatico. A New York BB vanta ben 18 locali, molti in zone strategiche. Noi siamo stati in quello di University Place, nel Greenwich Village, un locale tutto al femminile nel quale abbiamo provato un Hayes Valley Espresso, il caffè “maison” che al naso è cioccolatoso e agrumato e in bocca pieno e vellutato. Strapromosso. Il prezzo. 3,50 dollari.

Dall’alto in basso: Stumptown nel Village, Blue Bottle a University Street, l’ingresso di Felix Roasting Company, Everyman Espresso nel Village. Sotto, la torrefazione interna di Allegro Coffee nella Bowery

Abbiamo provato anche il caffè di Allegro Coffee (allegrocoffee.com), la torrefazione dei Whole Foods Market, con centinaia di shop negli Usa e anche a New York. Nata nel 1977, è specializzata in un modello di sviluppo sostenibile: la società di Denver coltiva rapporti a lungo termine con produttori di caffè (e tè) di tutto il mondo, li sostiene e li remunera adeguatamente assicurandosi che il livello qualitativo resti alto. Abbiamo preso nel nostro Allegro all’incrocio tra East Houston Street e Chrystie Street, nella zona della Bowery, un espresso a 2 dollari nel bicchierino di carta, di un livello qualitativo comunque migliore di molti italiani. Bella la torrefazione a vista, ricca la carta di caffè da acquistare (dalla Colombia, dalla Costa Rica, dal Salvador, dal Myanmar, da Sumatra, dal Kenya, dall’Etiopia e così via).

Altri luoghi del caffè newyorkesi che ci sono stati consigliati ma nei quali non abbiamo avuto il tempo di andare: Blackfox in Pine Street nel Financial District, l’imbronciato Grumpy con molte insegne nella Grande Mela, l’ormai classico Stumptown (due sedi) e il Think che nel suo locale sulla Bowery propone una atmosfera molto calda. Discorso a parte per Brooklyn, che soprattutto nell’enclave supermodaiola di Williamsburg è un vero trionfo per coffee lover. Due indirizzi? Sey Coffee al 18 di Grattan Street e la Brooklyn Roasting Company nell’incredibile area di DUMBO (che con gli elefantini non ha nulla a che vedere ma con l’amore anglosassone per gli acronimi sì: vuol dire Down Under the Manhattan Bridge Overpass…).

Andrea Cuomo

Giornalista

Inviato del Giornale e collaboratore di diversi periodici nel settore wine&food

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