Caffeina, capitalismo e modernità: tra ombre e luci Michael Pollan narra la storia del caffè (e, insieme, quella della società contemporanea)

Il mondo sarebbe lo stesso senza la caffeina? Di più, il capitalismo sarebbe lo stesso, o si sarebbe imposto sbaragliando la concorrenza, senza la 1,3,7-trimetilxantina, quell’alcaloide che tiene svegli ma poi ci rovina il sonno, che ci fa lavorare mentalmente anche quando il sole è calato permettendoci di prendere a calci i ritmi circadiani, che ci rende produttivi consentendoci quei tour de force di lavoro – e vita – richiesti dalla società moderna, che senza di lei probabilmente non riusciremmo a sostenere? La caffeina ha creato “un nuovo tipo di lavoratore che si adatta meglio alla macchina” ci dice Pollan, ma anche un nuovi tipo di lavoratore intellettuale (Silicon Valley docet). Perché in fondo è la caffeina che “ci aiuta a sopportare il mondo che ha aiutato a creare”.

Michael Pollan, forse il più noto tra i giornalisti che hanno affrontato il mondo dell’alimentazione (con libro inchiesta come Il dilemma dell’onnivoro, In difesa del cibo e La botanica del desiderio) questa volta affronta un tema a noi assai caro: la caffeina. E lo fa a modo suo, intrecciando storia, antropologia e medicina, nutrizione e politica. Immergendoci in una narrazione ricca di spunti di riflessione.

Molto “pollaniano” è già il presupposto di partenza: come capire veramente che influenza ha la caffeina nella nostra vita? L’autore – caffeinomane impunito come molti di noi – a malincuore sa che la risposta è una sola: smettere di assumerla. Nelle sue varie forme (anche se il vero protagonista della narrazione resta il caffè, con il tè come semplice comprimario).

Nelle due ore e 21 minuti di ascolto (si tratta di un audiolibro, in inglese disponibile su Amazon Audible sezione americana) facciamo un viaggio dagli altopiani dell’Etiopia al cuore della società capitalistica del terzo millennio. Tra fatti noti e meno noti, con il piglio però brillante e investigativo del miglior Pollan. Che alla fine, sì, riuscirà a tornare nella sua caffetteria preferita a bere una tazza di caffè, dopo mesi. E il suo sapore sarà davvero unico. Un po’ come quello del nostro primo caffè al bar dopo il lockdown?

Il libro è uscito a febbraio di quest’anno, in tempi non sospetti si dice in questi casi. Ma ci sembra un ascolto ideale dopo queste settimane in cui abbiamo riflettuto sulle nostre vite, le nostre paure e affanni davanti ad abbondanti tazze di caffè casalinghe – durante la guerra, ci ricorda sempre Pollan il consumo di caffè cresce e ai soldati nella prima guerra mondiale se ne dava gratis – e in cui abbiamo avuto tempo di misurare the evenings, mornings, afternoons, [… our] life with coffee spoons (dallo splendido The Love Song of J. Alfred Prufrock di T.S. Eliot citato da Pollan, rilettura consigliata).

 

Michael Pollan, Caffeine: How Caffeine Created the Modern World – Audible Audiobook

Anna Muzio

Giornalista

Da vent’anni scrivo nell’incrocio tra turismo, food e attualità per testate di settore e non.

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